Trump non può bloccare gli haters su Twitter

Trump non può bloccare gli haters su Twitter

La pubblicità ha prodotto un vero e proprio linguaggio che poco alla volta è entrato nel nostro presente. Oltre al singolo tormentone usato come intercalare la pubblicità è presente nelle nostre vite attraverso un approccio perfomativo. Poco alla volta abbiamo smesso di convincere chi abbiamo davanti perché abbiamo iniziato a pensare che vendere le nostre idee sarebbe stato più semplice.

Questo approccio – al netto di tutte le sue criticità morali – non vale in tutti i contesti. Sui social, nello specifico, ci rivolgiamo a un interlocutore che può esprimere il suo pensiero su ciò che vogliamo vendergli. Questa opzione non vale per tv e radio.

Il contraddittorio crea inevitabilmente un racconto nuovo che non contempla la classica pubblicità. Da questa condizione dobbiamo inevitabilmente partire quando vogliamo vendere un prodotto, momento o contenuto sui social.

Oltre a capire cosa sia giusto veicolare dobbiamo prevedere come gestire un’eventuale critica pubblica che potrebbe essere mossa su quel determinato prodotto, momento o contenuto.

Sui social la seconda spiegazione è equiparabile alla prima, a quella che associamo alla nostra pubblicità.

Lo sa bene Trump che non può – secondo un giudice – bloccare/bannare su Twitter gli utenti che richiedono – nel pieno rispetto delle regole relative alla buona educazione – una delucidazione sull’attività che svolge come Presidente degli Stati Uniti.

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